Girovita vs IMC: cosa dice la ricerca sul rischio

Girovita vs IMC: cosa dice la ricerca sul rischio

2026-10-05 · 4 min di lettura

Uno studio pubblicato nel 2025 su BMC Public Health, che ha seguito per 7,2 anni un gruppo di Shanghai, mostra che la circonferenza vita racconta qualcosa sul rischio che l'IMC da solo non riesce a cogliere. Per chiunque tenga d'occhio la composizione corporea, la conclusione è semplice: i due numeri non sono intercambiabili, e uno non sostituisce l'altro.

La fonte: Tang, M., Li, Y., Liu, X., et al. (2025). Body mass index, waist circumference and the association with all-cause and cause-specific mortality: a 7.2-year follow-up cohort study in Shanghai, China. BMC Public Health. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12613533/

La vita aggiunge informazioni che l'IMC perde

I ricercatori hanno analizzato 1.250 decessi nell'arco di 7,16 anni, in media, e hanno trovato che una circonferenza vita elevata era associata a un rischio di mortalità per qualsiasi causa superiore del 24% (HR 1,24) e a un rischio di mortalità cardiovascolare superiore del 35% (HR 1,35), indipendentemente dal valore dell'IMC.

In pratica, due persone con lo stesso IMC possono avere rischi molto diversi, a seconda di dove si deposita il grasso. Il grasso addominale sembra contare separatamente dal peso totale rapportato all'altezza.

Importante da sottolineare: si tratta di uno studio osservazionale, condotto in una sola regione (Shanghai, Cina). Questo significa che l'associazione è statisticamente solida, ma non dimostra che la circonferenza vita causi direttamente il rischio maggiore — solo che è un indicatore forte, indipendente dall'IMC.

Un IMC leggermente più alto non significa automaticamente più rischio

La relazione tra IMC e mortalità ha una forma a U, non lineare. Il rischio più basso è stato osservato con un IMC intorno a 27,4–27,5 kg/m², non nei valori considerati classicamente 'normali'. La circonferenza vita, invece, ha mostrato una relazione a J, con rischio in aumento soprattutto ai valori alti.

La combinazione più interessante: le persone con IMC tra 24,0 e 27,9, ma con vita nella norma, hanno avuto il rischio più basso tra tutti i gruppi — inferiore del 21% per la mortalità generale (HR 0,79) e del 33% per la mortalità cardiovascolare (HR 0,67), rispetto a chi aveva IMC normale e vita normale.

D'altra parte, il sottopeso (IMC sotto 18,5) è stato costantemente legato a un rischio molto più alto, oltre il doppio, anche quando la vita era nella norma. Anche qui, i risultati provengono da una popolazione specifica e non possono essere generalizzati automaticamente ad altri gruppi etnici o geografici, e il disegno dello studio non permette conclusioni di causalità.

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